| VECCHIO E
NUOVO
Carlijn Metselaar

Traduzione Sarah Zama
Alfonso era un vecchio Hobbit burbero, al
quale piaceva starsene per conto suo. Viveva in una piccola abitazione hobbit nel bosco,
dove quasi nessuno andava a trovarlo. Là egli aveva vissuto a lungo senza che nessuno lo
disturbasse. Tutte le mattine, di là dalle finestre rotonde della sua casa, guardava gli
uccellini beccare le briciole che lui aveva tenuto in serbo apposta per loro.
Linverno si formavano grossi ghiaccioli a quelle finestre. Alfonso si occupava solo
del proprio lavoro, brontolava fra sé e sé e scacciava tutti quelli che si avvicinavano
alla sua casa.
*
* *
Un
giorno il vecchio Alfonso camminava speditamente sulla neve crocchiante, strofinandosi
vigorosamente il naso freddo. Il bosco era scuro e il freddo gelido che gli soffiava sul
viso gli faceva drizzare i capelli sulla testa. Stava tornando a casa.
Buon
giorno, signore, una giovane voce disse alla sua destra. Alfonso girò bruscamente
su se stesso, e vide quello che sul momento gli parve un cuscino ambulante, ma che,
guardando meglio, si rivelò essere un giovane Hobbit che sogghignava verso di lui da
sotto un cappotto di lana che aveva tutta laria di essere troppo grande per lui di
diverse taglie.
Chi
sei, ragazzo? chiese Alfonso, piuttosto rudemente, quando si riebbe dalla sorpresa.
Sono
Mal, rispose subito lo Hobbit, le mani affondate nelle tasche. E il
diminutivo di Mackelin. E lo stesso nome di mio nonno, sa? sottolineò,
lanciandosi poi in una dettagliata descrizione del proprio albero genealogico.
Non
mi serve sapere tutta sta roba!, linterruppe Alfonso piuttosto sorpreso.
Proseguì poi risolutamente per la propria strada, ma notò con la coda dellocchio che Mal teneva facilmente il suo passo, e intanto
continuava amabilmente a raccontargli di varie cose, dei buoni pasti che sua madre sapeva
cucinare, dei famosi Hobbit che erano andati in battaglia e del poema che stava tentando
di scrivere.
Sorprendendo
persino se stesso, Alfonso si ritrovò ad annuire e a borbottare brevi frasi di risposta,
fino a quando raggiunsero il portico di casa sua, completamente ricoperto da una
gigantesca edera. Fece strada dentro la propria abitazione e rimase molto lusingato
dallentusiasmo che Mal dimostrò per i vecchi artefatti che Alfonso aveva trovato
nella zona molti anni addietro e che adesso ammiccavano dagli scaffali che ricoprivano le
pareti.
Cerano
diverse spade corte e daghe che scintillavano sinistramente contro il legno scuro dei
ripiani. Spille e collane, fogli di carta gialla ricoperti di strane lettere e pipe
splendidamente intagliate erano ordinatamente esposte in tutta la sala. Alfonso li mostrò
tutti a Mal, mentre gli raccontava dove li aveva trovati e chi li aveva creati.
Vedi
questo? disse afferrando una pesante lama. Lho trovato nel bosco non
lontano da qui. Risale, credo, alla Guerra dellAnello. Mal fece tanto
docchi. Ci sono praticamente inciampato sopra un giorno che stavo facendo una
passeggiata, quasi mezzo secolo fa. Vivevo ancora al villaggio, a quel tempo
sono
corso a casa e lho mostrato a tutti, proprio a tutti al paese, ma quei balordi non
ebbero altra reazione che guardarmi con occhi vacui. Illetterati, tutti loro; non avevano
la minima idea di dove questo pezzo potesse venire.
Allora
come ha scoperto tutto il resto?chiese Mackelin, sedendosi a suo bellagio su
una delle poltrone quasi nuove davanti al camino, dopo essersi tolto strati e strati di
vestiario.
Sono
tornato a dare unocchiata e a scavare ancora, disse Alfonso con fare arcigno.
Ho preso tutto quello che ho trovato e mi sono trasferito qui, da solo, per
continuare le mie ricerche. Ho anche scritto tutto quello che ho scoperto, aggiunse,
facendo un cenno del capo verso gli scaffali.
Poi
allimprovviso si accorsero dellora, e saltarono su, vedendo che fuori era
ormai molto scuro. Mi sa che è ora che tu vada, disse Alfonso, alzandosi
pesantemente dalla sua poltrona. Ti accompagno fino al limitare del bosco. Può
essere pericoloso da queste parti, di notte.
Attraversarono
la foresta gelida e silenziosa. Nessuno dei due parlava. Entrambi sentivano gli alberi
scricchiolare e gemere sotto il peso della neve
sembrava quasi che la foresta si
lamentasse. Scure sagome coperte di ghiaccioli penzolanti disegnavano ombre sul terreno
scintillante.
Allimprovviso,
Alfonso si immobilizzò. Era sicuro che qualcuno li stesse seguendo. Guardò verso Mal,
che era appena visibile nelloscurità. Uno strano ululato venne da lontano, per poi
scomparire dietro di loro. Sentendo il sangue abbandonare il suo viso, Alfonso afferrò un
braccio di Mal e contemporaneamente raccolse da terra un ramo caduto. Si guardò attorno,
terrorizzato. Il ragazzo aveva le labbra blu e insensibili per il freddo e la paura.
Quando infine poterono vedere una scura figura ammantata venire verso di loro, il vecchio
Alfonso strinse forte il bastone fra le mani e si mise di fronte a Mal, facendogli scudo.
Ehi!
Salve Alfonso! ansimò la figura ammantata. E un bel po che non ci
si vede, eh? Di un po, non è che per caso hai visto un giovane Hobbit vagare
da queste parti?
Alfonso
lasciò cadere il bastone per la sorpresa. Mal diede unocchiata da dietro la schiena
del vecchio.
Salve
sceriffo, disse con un piccolo inchino, facendosi vedere. Penso che stia
cercando me. Il signor Alfonso mi ha mostrato tutti i tesori che ha trovato nel
bosco.
Alfonso
roteò gli occhi verso lo scintillante cielo invernale, imprecando fra sé e sé. Stupido
ragazzo, pensò, profondamente infastidito. Ma che stupido di un ragazzo. Ecco che cosa ci
si guadagna a dare confidenza agli sconosciuti.
Lo
sceriffo silluminò. Magnifico! Forse allora puoi darmi una mano. Anchio
ho trovato qualcosa, ma nessuno sa dirmi cosa potrebbe essere.
Vedrò
cosa posso fare, rispose Alfonso, con modestia, seppure sentì una scarica di
eccitazione attraversargli il corpo vecchio e stanco. Venga pure da me quando vuole
e porti le sue cose. E magari si porti appresso anche la pinta per la birra,
aggiunse, come se ci avesse appena pensato.
Lo
sceriffo fece un sogghigno da un orecchio allaltro. Ci vediamo, allora. Adesso
devo riportare questo giovanotto a casa dai suoi genitori. Sono preoccupati da morire,
poveracci.
Mal
si sentì piuttosto in colpa per questo.
Allora
ci vediamo presto, Alfonso restituì il ghigno allo sceriffo, senza saper bene
perché. Guardò i due avviarsi nella foresta e, velocemente, diresse anche lui verso
casa. Si chiese di sfuggita cosa stesse succedendo al villaggio in quel momento. I
genitori di Mal erano probabilmente felicissimi di riavere indietro il loro figlio
ficcanaso. Al cancello di casa sua si fermò per osservare le grosse impronte che aveva
lasciato nella neve e quelle più piccole e leggere accanto alle sue. Sorrise.
Accendendosi la pipa, rifletté che qualcosa pareva essere cambiato, sembrava che davvero,
ora, i suoi compaesani avessero voglia di imparare cose nuove. Forse valeva la pena
tornare al villaggio, un giorno o laltro, giusto per dare unocchiata. Alzò
gli occhi verso il cielo, che era nero come inchiostro ora, oltre la sua finestra tonda.
Sembrava che i vecchi tempi fossero davvero finiti. Era tempo che qualcosa di nuovo
cominciasse.
©
2004 Carlijn Metselaar |