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Capitolo 7

La morte e la vita

Mariangela "Nerwen" Mariga


 

Meno di tre settimane dopo, Éomer Re del Mark tornò a Gondor per prendere il corpo di Théoden figlio di Thengel e riportarlo in patria. Sebbene sapesse già che Éowyn non aveva accompagnato il fratello, Faramir non poté fare a meno di sentirsi ugualmente rattristato, e solo la prospettiva che l’avrebbe comunque rivista di lì a poco lo rincuorò.

Il giorno seguente, una grande schiera si mise in marcia al seguito del feretro del re caduto. Merry, scudiero di Théoden ed ora Cavaliere del Mark a pieno titolo per grazia di Re Éomer, salì sul carro che portava la salma, a custodia delle sue armi, mentre altri dieci Cavalieri di Rohan lo circondavano da tutti i lati come guardia d’onore; Frodo e il suo fido Sam cavalcarono accanto ad Aragorn ed Arwen, con Gandalf su Ombromanto dall’altro lato; Pipino venne chiamato ad unirsi ai suoi compagni soldati di Gondor, mentre Legolas e Gimli come al solito stavano insieme in groppa ad Arod.

Dietro di loro venivano le due delegazioni elfiche, con Galadriel e Celeborn preceduti dal gonfalone d’oro di Lothlòrien, ed Elrond coi figli Elladan ed Elrohir che portavano il vessillo d’argento di Gran Burrone, e poi il Principe Imrahil di Dol Amroth e sua figlia Lothìriel sotto la bandiera del cigno bianco in campo blu, il Principe d’Ithilien con il suo nuovissimo vessillo verde chiaro con la luna crescente e le stelle, e molti capitani e cavalieri che avevano partecipato alla Battaglia dei Campi del Pelennor, già diventata un avvincente poema epico. Nessun Re del Mark aveva mai viaggiato con un seguito paragonabile a quello che accompagnò Théoden figlio di Thengel alla sua ultima dimora.

 * * *

Occorsero quindici giorni di viaggio per raggiungere Edoras. Meduseld era splendidamente drappeggiato di preziose tende e colmo di luce, ben diverso dal fosco edificio che aveva accolto Aragorn, Gandalf, Legolas e Gimli alcuni mesi prima, quando Re Théoden era sotto il malefico influsso di Saruman.

Nello spiazzo antistante l’ingresso al Palazzo d’Oro, addobbato con gli stendardi di Rohan che garrivano al vento, Éowyn mosse incontro agli ospiti; per primo, salutò il fratello Éomer e gli porse il bentornato, poi diede il benvenuto a Re Elessar ed alla sua regina, e poi in successione a Elrond, a Galadriel e Celeborn, a Imrahil ed infine a Faramir, che le si inchinò molto compitamente anche se in realtà moriva dalla voglia di stringerla tra le braccia e baciarla. Ma il principe era ben consapevole della formalità del momento, e perciò si trattenne, limitandosi a guardarla intensamente, con uno sguardo colmo d’amore che lei ricambiò con uguale intensità.

I servitori di palazzo si affrettarono a portare bacili d’acqua ed asciugamani per gli ospiti, che poterono così rinfrescarsi. Come da consuetudine, a tutti venne offerta ospitalità; molti avrebbero poi in realtà dormito nelle tende che erano state allestite per loro appena fuori delle mura di Edoras, dato che il palazzo non poteva alloggiare un così gran numero di persone; per il pranzo, invece, tutti si accomodarono ad un desco riccamente imbandito nella sala del trono per la festa più sontuosa che mai si fosse tenuta tra le mura di Meduseld.

Trattandosi di un banchetto di stato, Éowyn dovette sedersi accanto ad Éomer in luogo della regina che ancora non c’era; ma la Dama di Rohan seppe subito che sarebbe stata l’ultima volta: a giudicare dalle occhiate rapite che suo fratello scambiava con Lothìriel, la bella principessa di Dol Amroth, quei due non avrebbero atteso a lungo per sposarsi, così come lei e Faramir.

 * * *

Tre giorni più tardi furono celebrati i funerali di Théoden Re; la salma venne deposta in un sepolcro di pietra con tutte le sue armi ed altri oggetti che gli erano stati cari in vita, come un bracciale dell’amatissima moglie Elfhild, morta ormai da molti anni, e la prima spada da allenamento dell’unico figlio Théodred, ucciso pochi mesi prima dagli orchi di Saruman. Il sepolcro era coperto da un verde tumulo, sul quale fiorivano i bianchi simbelmynë, i ricordasempre. Otto tumuli si ergevano ora sul lato orientale del campo dietro Edoras, fronteggianti i nove del lato occidentale. Questi appartenevano ai re della linea primogenita, i discendenti diretti di Eorl il Giovane, il primo Re del Mark, fino a Helm Mandimartello, a cui era succeduto il figlio della sorella, Fréaláf, che aveva iniziato la linea secondogenita. Con Éomer, figlio della sorella di Théoden, incominciava quindi la linea terzogenita.

Di fronte alla porta sigillata del sepolcro di pietra e terra, il giovane re chinò il capo in segno di rispetto e di afflizione: Théoden era stato come un padre, per lui, e mai si era atteso di succedergli sul trono di Rohan, ciò che sarebbe spettato a suo cugino Théodred, amato come un fratello. Accanto a lui, Merry stava in piedi tutto rigido, profondamente addolorato.

I cavalieri che avevano composto la scorta d’onore al carro funebre del re defunto galopparono in formazione ristretta tutt’attorno al tumulo, cantando all’unisono un lento canto che narrava di Théoden figlio di Thengel e della sua ascendenza. Le loro voci gravi e solenni commossero tutti i presenti, anche coloro che non comprendevano la lingua di Rohan; ma le parole accesero gli animi del popolo del Mark, che rivide il galoppo di Eorl il Giovane perveniente dal nord in soccorso di Gondor alla Battaglia di Celebrant; e poi la storia proseguì, ed il suono rimbombante del grande corno di Helm Mandimartello echeggiò nelle montagne attorno al Fosso di Helm; dopo, sopraggiunse l’Oscurità, Sauron minacciò il mondo, Re Théoden cavalcò attraverso l’Ombra sino al fuoco della furiosa Battaglia dei Campi del Pelennor e qui trovò la morte in combattimento, proprio nel momento in cui il sole tornava a splendere insperato ed illuminava le bianche mura di Minas Tirith.

Quando il canto cessò, Merry si fece avanti piangendo a calde lacrime e gridò con voce rotta:

“Théoden Re! Théoden Re! Addio! Sei stato come un padre per me, per qualche tempo. Addio!”

 * * *

Dopo gli onori funebri, lasciarono Théoden a riposare nella sua tomba e la gente tornò alle proprie case, a celebrare con una festa la vita del vecchio re, piuttosto che piangere la sua morte: questo era infatti il costume del Mark. Nel Palazzo d’Oro tornarono a riunirsi i sovrani ed i nobili di Rohan, Gondor, Ithilien, Dol Amroth, Gran Burrone e Lothlòrien, e tutti dimenticarono la tristezza, perché Théoden aveva vissuto lunghi anni ed era caduto gloriosamente nella più grande delle battaglie di quell’era della Terra di Mezzo, degno erede dei suoi antenati.

Secondo l’uso del Mark, venne preparato un brindisi alla memoria dei re passati, e Dama Éowyn portò una coppa colma di vino a Re Éomer. Un menestrello giunse nella grande sala e recitò i nomi di tutti i Re di Rohan, a partire da Eorl il Giovane per i suoi otto discendenti della linea primogenita, poi da Fréaláf Hildeson per i suoi sette discendenti della linea secondogenita, che terminava con Théoden, in quanto suo figlio Théodred era morto prima di diventare re. Al nome di Théoden, Éomer bevve la sua coppa, e ad un segnale di Éowyn i servitori porsero calici pieni di vino a tutti i presenti, che si alzarono e bevvero alla memoria del vecchio re ed alla salute del nuovo re.

Poi i servitori portarono cibi e altre bevande, e tutti desinarono.

Verso la fine del banchetto, Éomer si alzò e chiese l’attenzione dei presenti. In pochi istanti, nel salone si fece silenzio e tutti gli sguardi si appuntarono sul giovane re.

“Questa è la festa funebre di Théoden Re”, esordì Éomer, “ma prima di concluderla voglio annunciarvi una notizia gioiosa, perché a lui non sarebbe dispiaciuto, dato che è sempre stato un padre per me e per mia sorella Éowyn. Udite quindi, voi tutti miei ospiti provenienti da molti reami, come non se ne sono mai visti riuniti in questa sala! Faramir, Sovrintendente di Gondor e Principe d’Ithilien, ha chiesto ad Éowyn Dama di Rohan di diventare sua moglie, e lei ha accettato con tutto il cuore. Essi quindi si fidanzano qui ed ora davanti a tutti voi.”

Faramir ed Éowyn, precedentemente avvisati da Éomer, non furono sorpresi dal suo annuncio, ma ciò non di meno ne furono molto emozionati, perché rendeva ufficiale il loro legame. Si alzarono dai rispettivi posti e si avvicinarono l’uno all’altra, prendendosi per mano e guardandosi negli occhi con sguardo adorante. I presenti eruppero in grida di gioia e congratulazioni e brindisi, e tutti bevvero alla loro salute.

Éomer si rivolse all’amico e fratello d’arme Aragorn, il Re Elessar di Gondor e Arnor, e disse con un sorriso:

“In questo modo, un nuovo vincolo rinsalda l’amicizia tra Gondor e Rohan, procurandomi ancor più felicità.”

“Non ti dimostri certo avaro, Éomer, amico mio”, commentò Aragorn sorridendo a sua volta e stringendo la mano della sua Arwen, “dando a Gondor ciò che vi è di più bello nel tuo regno!”

In quella, Éowyn si avvicinò a loro e guardò Aragorn negli occhi:

“Augurami felicità, mio sire e mio guaritore!”

Il Re di Gondor si alzò e le prese entrambe le mani:

“Ti ho augurato felicità la prima volta che ci siamo visti, mia cara. E adesso il mio cuore esulta nel vederti colma di gioia, la stessa che io provo guardando la mia regina.”

I due si sorrisero e si lasciarono in amicizia, un’amicizia che sarebbe durata tutta la loro vita. Arwen, a cui Aragorn aveva confidato tutto, sorrise a sua volta, lieta per l’altra donna: l’ammirava per le sue gesta, che aveva udito narrare dai menestrelli di Gondor, ma le piaceva anche personalmente. Che avesse trovato la felicità nell’amore per Faramir, così come lei nell’amore per Aragorn, la rendeva genuinamente contenta per lei.

La festa si concluse così, e tutti i presenti si congedarono con cuore allegro: la vita continuava, e la Terra di Mezzo stava per cominciare una nuova era di pace e prosperità.

 

FINE 

 

© Mariangela "Nerwen" Mariga, 2008

 


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