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INIZIAZIONE OSCURA

Susanna Riccardi


 

Perché ho qualche cosa in cui credere?

Perché non riesco mica a ricordare bene che cos'è?

[LIGABUE]

 

Ingrid passò le mani sulla leggera tunica che indossava per asciugare i palmi sudati. Il silenzio che gravava nella sala era opprimente, innaturale e aveva il potere di atterrirla più delle immagini da incubo che la circondavano: macchie scure contro nitide pareti lattee, rese ancora più lugubri dai cappucci appuntiti che lasciavano solo due fori al posto degli occhi.

Da qualche parte alla sua destra giunse un refolo d'aria che fece ondeggiare la fiamma delle torce. Le ombre distorte sui muri presero le sembianze di demoni usciti dall'inferno. Ingrid sogghignò per l'ironia di quel pensiero. Demoni dell'inferno. E la maggior parte dei presenti erano rispettabili sacerdoti della Chiesa di Cristo.

Il Monaco le si avvicinò e lei allargò il ghigno in un sorriso storto. Come gli altri, un cappuccio nero gli nascondeva il volto, lasciandogli scoperti solo gli occhi. In mano aveva un pugnale e una coppa, entrambi disadorni e di aspetto comune. Un liquido dall'odore dolciastro fumava all'interno del recipiente.

– Perché vuoi entrare nella Congrega? – la domanda arrivò improvvisa, sferzando l'oscurità silenziosa come lo schiocco di una frusta.

– Per cercare vendetta.

La formula di rito aveva un suono strano pronunciata dalla sue labbra. ("E’ la paura." si disse.)

– Sai cosa ti aspetta se supererai la Prova?

– Perderò l'anima.

– E se invece fallirai?

– La morte. – Ingrid sorrise. La sua anima... l'aveva dannata amando l'unico uomo che le era precluso. Hauk. Suo fratello. E la sua vita era finita quando Hauk era morto. Per questo aveva giurato di vendicarsi del suo assassino.

– Accetti tutto questo?

– Lo accetto. – concluse.

L'uomo fece un gesto verso gli accoliti che iniziarono a salmodiare una litania di cui Ingrid non capiva bene il significato essendo cantata in latino. Ma le poche frasi che riusciva a comprendere, tipo "Ater luciferque Angelus", furono più che sufficienti a farle accapponare la pelle e ad accelerare i battiti del cuore.

Con una sola fluida mossa, il Monaco le inferse una ferita sul braccio e raccolse alcune gocce di sangue nella coppa. Ingrid lo osservava ad occhi sgranati. Il dolore acuto era servito a risvegliarla dal torpore di cui sembrava essere caduta vittima.

"Cosa ci faccio qui?"

Si sentiva smarrita, schiacciata dall'atmosfera pesante di quel luogo. Sentì la paura, che fino a quel momento aveva nascosto in un angolo della propria mente, salire a stringerle la gola.

– Bevi.

La giovane fissò la coppa come se si fosse trattato di un mostro pronto a divorarla. Arretrò di un passo. Il Monaco la fissò con uno sguardo beffardo che sembrava volerle dire: "te l'avevo detto!". Le voci scemarono lentamente fino a cessare del tutto.

– Bevi. – il sussurro rauco rimbombò nel silenzio. L'uomo alzò la coppa all'altezza del volto di lei. L'odore dolce la avvolse, facendole aggrovigliare lo stomaco. Ormai l'agitazione stava prendendo il controllo sui presenti.

Ingrid sapeva che anche se avesse tentato di fuggire non sarebbe riuscita che a fare pochi passi prima che la prendessero. Nessuno lasciava la Congrega vivo se non aveva affrontato la prova. Era una delle cose dalle quali il Monaco l'aveva messa in guardia.

Poi, ricordò. Il volto di Hauk, sporco di terra e di sangue, unici colori sulla pelle ormai fredda. Gli occhi, insieme terrorizzati ed esultanti di sua sorella Erika. Della loro sorella. Dell’assassina di Hauk.

"E’ per TE che sono qui!"

Senza più esitazioni, afferrò la coppa e bevve avidamente e subito la litania si trasformò in un canto a voce spiegata. Le ombre che fino ad allora erano rimaste vicine alle pareti le si strinsero attorno, sfiorandola con le loro vesti lisce come olio. Luci multicolori cominciarono a vorticare davanti ai suoi occhi, più vivide e realistiche che quelle fioche della stanza in cui si trovava. Sicuramente preferibili.

Il Monaco la condusse presso un altare, costringendola a stendersi. Il marmo era levigato come acciaio e altrettanto freddo.

"Non è così che dovrebbe succedere!" gridò una vocina dentro di lei mentre l'uomo la penetrava, ma Ingrid l'ignorò come pure tutte le altre proteste della propria coscienza.

Con uno sforzo di volontà, la parte di sé che ancora tentava di mantenersi lucida si aggrappò alla realtà che la circondava: l'ansare rapido dell'uomo, le voci che cantavano ipnotiche, le luci tremolanti delle candele.

Infine cedette, scivolando nell'oscurità...

 

…per ritrovarsi in un mare di nubi dai riflessi perlacei che le danzava attorno, con riccioli di vapore che le sfioravano il corpo mentre le passavano accanto. Aveva l'impressione di sfrecciare attraverso le nuvole stesse e tuttavia non le sembrava di muoversi dal momento che non sentiva la pressione dell'aria. Era piuttosto come se fosse il paesaggio a scorrere attraverso di lei.

Figure scorrevano tra le nubi, veloci come lampi tanto che Ingrid riusciva a percepirle solo con la coda dell'occhio e quando si voltava a guardarle erano già sparite. Era una sensazione frustrante. Proprio poco prima di cedere al nervosismo, le nubi rallentarono la loro corsa permettendole così di osservare meglio le immagini e non senza sorpresa scoprì che erano scene della propria vita.

Tanto realistiche che le sembrò di riviverle...

 

Hauk è stato condannato: dovrà sposare la Figlia di Bjorn il Grasso e riparare così al suo atto di violenza che avrebbe potuto scatenare una guerra tra Clan.

Gemo. Il pensiero di mio fratello sposato mi colpisce con la violenza di un pugno. Mi volto verso di lui, pronta ad afferrare la prima arma che mi capiti sotto mano e a combattere schiena a schiena per guadagnare l'uscita. Ma rimango sgomenta nel vedere la sua espressione.

Nei suoi occhi non c'è la minima traccia di quella luce di sfida che conosco e sulle sue labbra fiorisce un sorriso dolce, ben diverso dal ghigno beffardo cui è solito atteggiarsi. Allora comprendo. Hauk è contento, lui VUOLE sposare la figlia del Capoclan. Ne è innamorato.

"Maledetto idiota!" Sento un peso improvviso gravarmi sul cuore mentre un sentimento molto più simile alla gelosia che non alla rabbia monta dentro di me, fino a farmi lacrimare gli occhi...

 

Ingrid strinse con forza i pugni fino a conficcarsi le unghie nel palmo, provando ancora la furia cocente di quel giorno...

 

– Ti stavo aspettando. – dice Ragnar stringendosi le braccia attorno al corpo; sta tremando per il freddo. Probabilmente è qui da molto e questo fatto mi incuriosisce. Non ho prestato molta attenzione a mio cugino da quando io e pochi altri del Clan siamo arrivati alla corte di Bjorn come delegazione di pace, perciò non riesco a capire cosa possa volere da me.

– Perché? – gli chiedo. Nessuna risposta tranne un sogghigno. – Ragnar... – comincia a darmi sui nervi. Ho già abbastanza problemi senza che ci si metta anche lui con i suoi atteggiamenti misteriosi. E poi ho appena scoperto dove si è nascosta la famosa figlia di Bjorn e al momento la mia principale preoccupazione è quella di raggiungerla prima degli altri della mia famiglia.

Faccio un passo in avanti ma il vento cambia improvvisamente direzione e mi getta negli occhi gocce di pioggia miste a nevischio. Ragnar non si lascia sfuggire l'occasione e mi afferra per le spalle, schiacciandomi lungo il muro del bastione.

– Sai benissimo di cosa parlo. Tu e Hauk!

Non rispondo anche se dentro di me sospiro di sollievo. Per un momento ho temuto sapesse del mio intento di uccidere la figlia di Bjorn. Ma non capisco cosa c'entri Hauk. Lui fraintende il mio silenzio prendendolo per un ammissione di colpa. Con violenza, comincia a sbattermi contro il muro.

– E’ la peggiore colpa di cui poteste macchiarvi! Da quanto tempo va avanti questa storia?

– Ma che stai dicendo! – urlo per farmi sentire sopra il fragore del vento. "Che diavolo ha in mente?" penso. Quasi senza rendermene conto, stringo la mano attorno all'elsa del mio pugnale.

– Ascoltami. – mi solleva il volto con una mano. Rinsaldo la presa sul pugnale, nascosta dal mantello. – Sapevo che questa storia avrebbe sollevato un vespaio e non parlo dell'alleanza con Bjorn ma del rapporto che si è creato tra te, Hauk ed Erika. Quando lei viveva ancora con voi, i sentimenti di Hauk erano evidenti a tutti. Perché pensi che tuo padre l'abbia cacciata? Solo perché possedeva la magia? No davvero! Chiedi a tua madre e lei potrebbe risponderti meglio di me. Hauk era innamorato di lei!

– No. – la mia voce è un sussurro appena udibile.

– Tu non vuoi fare la sua stessa fine, no? – Ragnar continua, ignorandomi – Perdio, Ingrid! E’ tuo fratello!

– BASTA! – un grido rauco. Mi scaglio contro di lui. Il pugnale penetra nella sua carne senza trovare resistenza, come fosse gelatina. Un fiotto caldo si riversa sulle mie mani.

Ragnar mi fissa con occhi sbarrati, increduli; le sue labbra si muovono senza emettere suono. Poi il corpo si ripiega su sé stesso e scivola a terra e lì resta, contraendosi sul terreno infangato del bastione.

Lo fisso affascinata in modo morboso ancora per qualche attimo, infine nascondo il pugnale tra le pieghe del mantello e fuggo via...

 

Ingrid scoppiò in un pianto silenzioso. Non era mai stata sua intenzione uccidere Ragnar: lui si era trovato nel posto ed al momento sbagliato e la sua morte era stata solo un incidente. Era questo che la ragazza si ripeteva tutte le volte che tornava a pensare a quell'episodio, quando cercava di cancellare il senso di colpa che gravava sulla propria coscienza.

Senza tuttavia riuscirci...

 

La grotta trasuda un misto di umidità e santità; in questo luogo è quasi possibile toccare con mano la potenza degli Dei tanto quanto il muschio umido che incrosta le pareti. Procedo a passo spedito lungo il pavimento molliccio, scivolando di tanto in tanto, senza peraltro farci caso.

LEI si è nascosta qui da prima del mio arrivo alla corte di Bjorn e perciò non l'ho ancora vista. La curiosità mi sta uccidendo: come può essere la donna che è riuscita a far perdere la testa ad Hauk? Tutti nella famiglia se lo sono chiesto e io prima degli altri, anche se un'idea sta prendendo forma nella mia mente.

Sono sicura che mi somigli... forse perché ho sempre pensato che la donna ideale per Hauk dovesse per forza essere come me. Eppure... le parole di Ragnar hanno incrinato la mia buona fiducia, tanto da farmi lasciare in fretta e in furia la fortezza di Bjorn per raggiungere la promessa di Hauk al Santuario.

Il tunnel termina in un'ampia sala scavata nella roccia, illuminata a giorno da decine di torce. Lo spettacolo che ho davanti delude un poco le mie aspettative: la grotta è spoglia e, a parte la polla di acqua scura che occupa quasi la metà della grotta stessa, non c'è altro. Nell'aria si sente odore di fumo e di pesce marcio.

"Se QUESTA è la potenza degli Dei..." il pensiero sacrilego mi fa sorridere. Poi scorgo la figura solitaria e il mio volto si trasforma in una maschera di pietra.

Thorgunna ha lunghi capelli neri che le aderiscono alla schiena come un pesante mantello mentre esce dall'acqua; anche di spalle è possibile notare la rotondità del suo ventre, ormai al sesto mese di gravidanza. Mi avvicino a lei con passi silenziosi, anche se il cuore mi batte tanto che mi sembra quasi impossibile che Thorgunna non ne senta il suono. E, infatti, come a rispondere ad un silenzioso richiamo, lei si volta di scatto.

Trattengo bruscamente il respiro. Il silenzio è spezzato dallo sgocciolio dell'acqua che sembra riecheggiare i battiti del mio cuore.

PLICK. TUM TUM. PLICK PLICK. TUM. PLICK. TUM TUM.

– Chi sei?

Non rispondo. Mi volto e comincio a correre verso il tunnel. Scivolo, mi rialzo e corro di nuovo. La mia vista è offuscata da lacrime che mi pungono dolorosamente gli occhi, la gola contratta da un singhiozzo strozzato.

Il volto di Thorgunna.

Quel volto, identico a quello di mia sorella.

Identico a quello di Erika...

 

Ingrid urlò, cercando di voltarsi per fuggire dal quel luogo dei propri ricordi. Solo per scoprire qualcosa di più doloroso ad attenderla...

 

Il bosco termina bruscamente in cima alla rupe, lasciandomi così la possibilità di vedere quello che accade nella radura sottostante. Mi fermo, con il fiato corto che si raggruma in nuvolette che il vento trascina via mentre con lo sguardo frugo in ogni angolo per scorgere la figura di Hauk lungo la strada.

Il senso di gelo che mi intorpidisce aumenta quando vedo che mio fratello non è solo. Sta combattendo contro un uomo e una donna. E la donna è Erika.

Senza perderli di vista comincio a scendere dall'altura, cercando di procedere più speditamente possibile. Ma è troppo lontana. So che non arriverò mai in tempo per fermare lo scontro.

Sento urla, parole incomprensibili strappate via dal vento. Vedo l'uomo cadere e con molta sorpresa mi accorgo che è il fratello di Thorgunna. Vedo Hauk avvicinarsi a lui, la spada alzata per finirlo ed Erika intromettersi facendo scudo all'uomo con il proprio corpo. Hauk grida un'ultima frase prima di lanciarsi contro di lei mentre Erika rimane stranamente calma, in attesa, con le mani all'altezza del petto, distaccate tra loro di almeno un palmo.

Poi, accade. Lo sento arrivare un attimo prima degli altri, esclusa la stessa Erika, a causa di quel legame invisibile che ci lega sin dal grembo materno. E’ come un formicolio che comincia in un punto non ben definito dentro me e si espande per tutto il corpo. E’ il potere che si concentra nello spazio vuoto tra le due mani e comincia ad ardere, prima una piccola scintilla luminosa, poi una fiammella, infine una sfera dardeggiante di fuoco bianco.

Che si schianta contro il petto di Hauk, devastandolo.

Mi sento svuotata, come se la magia avesse estirpato tutto ciò che mi rende viva. Poi una marea di sensazioni sale a riempire quel vuoto. Provo rabbia, disperazione, ma anche uno strano senso di... sollievo? ("Sono sentimenti miei o di Erika?")

Urlo per allontanarmi da quella realtà ed il mio grido è riecheggiato da quello di mia sorella. Improvvisamente il legame che ci unisce si spezza e provo solo un grande dolore che so essere unicamente mio.

Attraverso un velo di lacrime vedo Erika trascinata via dall'uomo che ha salvato. Sento il suono di diversi cavalli al galoppo provenire dalla foresta. Gli uomini del nostro Clan. Troppo tardi.

Mi avvicino ad Hauk e poso la sua testa sul mio grembo. Pulisco il volto sporco di terra e sangue e gli parlo come se fosse ancora vivo o se solo questo bastasse a riportarlo in vita. Cullandolo dolcemente fino a quando qualcuno non mi strappa via dal suo corpo...

 

Ingrid piangeva veramente, in singhiozzi che cercava di soffocare tra le mani. Il dolore che aveva soppresso dentro di sé tornò a sgorgare libero, minacciando di sopraffarla. Non quella sensazione acuta che l'aveva tenuta in vita fino ad allora e nemmeno quella che aveva provato al momento della morte di Hauk, quando, ancora sconvolta dagli eventi, non era stata in grado di rendersi effettivamente conto di quanto stava accadendo intorno a lei.

Ora era molto peggio. Era l'improvvisa realizzazione della morte di Hauk, la consapevolezza che lui non avrebbe più fatto parte della sua vita. Che non ci sarebbe stato più...

 

– Non puoi andare a Lutetia ad uccidere tua sorella.

– Questo lo dici tu! – l'avviso del Monaco mi innervosisce, soprattutto perché si avvicina in modo pericoloso alla realtà. Lui scuote la testa ed io capisco che non si sta riferendo all'assassinio di Erika, ma semplicemente all'impossibilità, per me, di raggiungere Lutetia.

Allora lo guardo con attenzione. E’ molto diverso dai sacerdoti del Dio cristiano che ho incontrato finora e che pullulano in queste terre meridionali come cavallette. Mi rendo conto che in lui c'è qualcosa che mi attrae come una falena ad un fuoco. Non mi piace il paragone.

– Quello che intendo dire – riprende, trascinando le parole nel suo curioso modo di parlare, a metà tra la mia lingua e il latino – è che non puoi nemmeno entrare a Lutetia se non possiedi poteri magici. E’ una città molto ben protetta dal momento che i Maghi tengono molto a mantenere nascosti i loro segreti. Potrebbero leggere le tue intenzioni ancora prima che tu ti sia avvicinata alle sue mura.

– Non ho scelta, comunque. – ribatto.

– Sì che l'hai. Io, ad esempio, non sono un mago ma ho visitato la città diverse volte. – alza una mano per prevenire la mia domanda – Vedi, c'è un particolare rito che potrebbe darti la possibilità di acquisire qualche potere. Abbastanza per raggiungere tua sorella e forse ucciderla.

– Un rito? Un rito cristiano?

– No! – sembra sul punto di scoppiare a ridere.

– E cosa dovrei fare per...

– Aspetta. E’ pericoloso. Potresti rischiare la vita...

– Non mi importa.

– ...e dovrai rinunciare a qualcosa che ami. Ciò che ami di più, in effetti.

– Cosa?

– Questo sta a te stabilirlo. Ti avverto. Una volta cominciato non potrai tornare indietro.

Sposto lo sguardo dal suo viso al fuoco da campo e più oltre, verso la strada per Lutetia.

"Rischiare la vita?" il pensiero non mi fa paura, sapevo già che avrei combattuto una battaglia persa quando ho deciso di cercare vendetta. Ora, invece, mi si presenta una possibilità e non ho intenzione di farmela scappare.

"Rinunciare a qualcosa che amo?" Dopo la morte di Hauk nella mia vita è rimasto un vuoto che niente e nessuno è riuscito a colmare.

– Che cosa devo fare?

Il Monaco sorride e gli si illumina lo sguardo. Rabbrividisco, scostandomi impercettibilmente da lui...

 

Le scene della propria vita cominciarono a sfrecciare sempre più veloci e confuse. Ingrid, al principio, cercò di seguirle con lo sguardo, in modo febbrile, attratta ossessivamente dai volti e le azioni di quanti avevano segnato il suo passato.

Rivide la famiglia riunita per le festività o per i Consigli di guerra. Hauk al ritorno di uno dei suoi tanti viaggi. E ancora Erika, quando viveva nel Clan. E se stessa bambina, correre insieme a loro due nell'ampio cortile della tenuta.

Infine chiuse gli occhi per cercare di escludere quelle immagini, solo per scoprire che erano impresse nella sua mente in modo altrettanto vivido.

Rivide e rivisse la nascita del suo amore per Hauk, i conflitti, le lotte contro se stessa, le notti passate a piangere nel letto, ma anche le piccole e grandi gioie che quello stesso amore le aveva provocato, la sensazione quasi incredibile di sentirsi ogni giorno più viva. Sentì come qualcosa di più vivido e reale del solito anche la forza e il calore che le infondevano i ricordi di lui.

Allora strinse la testa tra le ginocchia, in posizione fetale, pregando perché tutto finisse in fretta. Sapeva che non avrebbe potuto sopportare altro senza impazzire.

E infatti finì un attimo prima che la mente di Ingrid scivolasse nella follia, dopo che ululati di rabbia e frustrazione avevano preso il posto dei singhiozzi strozzati. Ingrid si scoprì raggomitolata sull'altare di marmo, a gemere per il freddo e a combattere una battaglia persa contro la nausea.

Solo dopo che si fu liberata lo stomaco fu in grado di trovare un po’ di lucidità. Allora si guardò attorno, cercando di mettere a fuoco il luogo che la circondava. Nella sala non c'era più nessuno, ma in lontananza Ingrid poteva sentire le voci degli altri adepti. Intorno all'altare erano state accese decine e decine di candele le cui fiammelle coloravano l'ambiente con la loro luce cremosa. L'aria era permeata dell'odore acre della cera e del sudore.

Con gambe tremanti, la giovane si alzò in piedi e solo allora sentì il rumore, un fruscio abbastanza forte da penetrare la nebbiolina di incoscienza che ancora le gravava nella mente.

Il Monaco.

L'uomo si era nascosto in un angolo in ombra e solo dopo che ebbe fatto un passo in avanti Ingrid poté scorgerlo. Le candele illuminavano a malapena il suo corpo nudo che sembrava costituito da una misura eguale di luce ed oscurità.

– Hai superato la Prova. – Non era una domanda. Entrambi sapevano che se così non fosse stato, la giovane non si sarebbe risvegliata mai più. – Sai ora cosa ti aspetta.

Ingrid annuì. Doveva rinunciare a ciò che amava di più, il prezzo da pagare per avere la possibilità di uccidere Erika. Improvvisamente, scoppiò a ridere. Prima un gorgoglio gutturale, poi una risata profonda e sguaiata.

– Credo di averti fregato, Monaco! – esclamò con le lacrime agli occhi – Non c'è niente che io ami così tanto che possa valere come sacrificio!

L'uomo non si scompose e aspettò fino a quando la ragazza non si fu calmata. Poi si accostò a lei.

Ingrid sgranò gli occhi e solo allora comprese che le allucinazioni non erano ancora terminate. Il Monaco, infatti, si era avvicinato ad una velocità impossibile, quasi scivolasse sul pavimento invece che camminarci sopra. Inoltre, benché ora fosse pienamente illuminato, il suo corpo sembrava ancora una confusione di luci e ombre mentre i suoi occhi erano due lucenti pozze di fuoco.

L'uomo le posò una mano sulla fronte, come per fare una benedizione. Poi cominciò a spingere, con una forza che Ingrid non aveva mai creduto potesse avere. Si ritrovò in ginocchio mentre fitte di dolore le trapassavano il collo e le spalle.

– Ne sei sicura?

Il Monaco rinforzò la presa ed Ingrid urlò. Tutto cominciò a vorticare intorno a lei, tutto si perse nell'oscurità. Ad eccezione di due occhi rossi come tizzoni ardenti.

 

Si svegliò al tocco gentile di mani fresche. Aprì gli occhi e vide che uno degli accoliti le stava tergendo il sudore dalla fronte. Si alzò lentamente, un po’ incerta delle sue stesse reazioni ma scoprì di sentirsi solo un po’ indebolita e niente altro.

Gli accoliti erano riuniti attorno all'altare. Indossavano ancora le tuniche nere ma non i cappucci. Raggi di sole penetravano dalle travi sconnesse del soffitto e illuminavano la sala rendendola un po’ più squallida e meno lugubre: solo ciò che era in realtà, un antico tempio abbandonato, ormai prossimo al crollo, con le pareti macchiate dal fumo di torce e candele utilizzate per molti altri riti di iniziazione oltre il suo.

Sorridendo, il Monaco porse ad Ingrid gli abiti. L'uomo era quello di sempre: basso e muscoloso, non bello ma affascinante a suo modo. Certamente non l'essere totalmente inumano che l'aveva terrorizzata. In fretta la ragazza si rivestì, intenzionata a lasciare quel luogo il prima possibile.

Intanto il vecchio tempio si stava svuotando, fino a quando non rimasero che loro due. Subito Ingrid mise mano alla sua spada, con l'intento di mettere del buon ferro tra lei e l'uomo. Lui se ne accorse ma scrollò le spalle e questo gesto più che qualsiasi altra cosa confermò come vere le allucinazioni di Ingrid. Questo e la maschera di derisione che gli si dipinse sul viso.

– Stai bene?

Ingrid annuì. Era solo un po’ debole, ma non si sentiva male. Almeno non fisicamente. Solo dentro di sé sentiva una dolorosa fitta di rimpianto e un vuoto che non ricordava assolutamente chi o cosa avesse riempito in precedenza. Pensò allora alla sua iniziazione. Ricordava di aver detto al Monaco di non avere niente di veramente importante cui rinunciare. Eppure qualcosa doveva aver ceduto, altrimenti non avrebbe ottenuto il potere che le serviva.

– Ora ho la possibilità di raggiungere Lutetia? – chiese improvvisamente.

– Certo. Adesso hai abbastanza potere per superare le sue protezioni magiche. Cosa farai una volta arrivata?

– Cercherò Erika per ucciderla.

– Perché?

Ingrid fissò il Monaco con circospezione. Non capiva dove volesse arrivare con le sue domande. Non le piaceva il tono canzonatorio della sua voce.

– Lo conosci il motivo, no? Altrimenti non mi sarei mai rivolta a te. – c'era amarezza nelle sue parole, ma se anche il Monaco se ne era accorto non lo diede a vedere.

– Voglio sentirlo dire da te. – insistette lui.

– Ha disobbedito alle leggi del Clan ed è tornata nelle nostre terre dopo essere stata scacciata. – le parole uscivano a fatica, come se avesse la bocca impastata dopo una sbornia. Le sembrava di non riuscire a dire ciò che veramente pensasse. La ragazza si accigliò, sforzandosi di continuare. – E soprattutto si è alleata con il nostro nemico, il Clan di Bjorn il Grasso.

Era così che stavano le cose, no? Ingrid ricordava benissimo di aver visto Erika insieme al figlio di Bjorn, in una radura. Per poco non c'era stato anche uno scontro con gli uomini di suo padre. Eppure le sembrava che mancasse un dettaglio importante... era una sensazione fastidiosa, come quando si ha una parola sulla punta della lingua.

Cercò di scacciarla dalla propria mente. Quello che contava e in cui credeva era raggiungere Erika per ucciderla. Anzi, il suo odio per lei sembrava essere aumentato anche se Ingrid non avrebbe saputo spiegarne il motivo.

In fondo, pensò, era divertente avere qualcosa in cui credere senza ricordare il perché.

Il Monaco stirò le labbra in un sorriso gelido, poi rimase in silenzio mentre l'accompagnava all'uscita. Fuori il sole era già alto e l'aria piacevolmente frizzante. La ragazza trovò il suo cavallo già sellato, perciò salì in groppa, ansiosa di andarsene.

– E Hauk? – le domandò il Monaco afferrando le redini all'improvviso. – Cosa mi dici di Hauk?

Ingrid lo fissò senza capire.

– Chi è Hauk?

L'uomo fece l'unica cosa che lei non si aspettasse: scoppiò a ridere. Lasciò andare le redini e diede una pacca al cavallo. La ragazza non perse l'occasione e si allontanò dal tempio, seguita ancora dalla risata di lui e da quella sensazione fastidiosa come un prurito.

 

 © Susanna Riccardi