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FRATELLI

DinaLori

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Traduzione di Sarah Zama


Vincitore del “Bee Charter Award of Exellence”


 

Erano esausti. La compagnia aveva camminato a lungo nella notte, su un terreno faticoso ed ostile. Alla fine erano giunti in un piccolo avvallamento che pareva sicuro abbastanza per permettere loro di fermarsi e riposare. E lì avevano steso le loro coperte e diviso il loro cibo.

Boromir si sedette in disparte, perso nei propri pensieri. Viaggiava con i suoi otto compagni ormai da dieci giorni e ancora non aveva capito se la loro ricerca avesse davvero un senso. Distruggere un’arma così potente, un’arma che poteva aiutare Gondor a difendersi dall’onda di malvagità che continuamente s’infrangeva su di lei, sembrava una follia. La gente di Gondor, la sua gente, aveva bisogno di protezione.

“Basta Merry, mi stai strappando i capelli!”

“Se tu la piantassi di strepitare, non ti strapperei proprio nulla!”

Boromir guardò in direzione di tutto quel trambusto. Pipino non aveva esitato a lanciarsi all’esplorazione di quella terra coperta di arbusti spinosi, ed ora Merry stava cercando di togliere spine e legnetti dalla testa ingarbugliata del cugino. Boromir non poté fare a meno di sorridere. Dall’affetto che i due si dimostravano, avrebbe potuto pensare che fossero in effetti fratelli, anziché solo cugini.

Un frammento di memoria luccicò nella mente dell’uomo di Gondor ed egli avvertì una stretta di nostalgia mentre immagini del passato riaffioravano.

 * * *

“Boromir, smetti! Lasciami andare!” Il bambino gridava e si contorceva, ma il fratello non mollò la presa.

“Stai fermo. Sei coperto di fieno dalla testa ai piedi.” Boromi scosse via sporco e polvere dalla tunica di Faramir e cominciò a togliere steli di fieno anche dalla testa del fratellino di sette anni. “Che stavi facendo nelle stalle, comunque? Ti è stato detto e ridetto di non andarci più.”

“Volevo vedere i cuccioli.”

Boromir scosse la testa sorridendo. Avrebbe dovuto saperlo. Fin da quando li aveva scoperti nelle stalle, Faramir aveva colto ogni occasione buona per sgattaiolare a giocare con quei cuccioli.

“Non puoi continuare a scappar via in questo modo. Se nostro padre scopre che gli hai disobbedito, si arrabbierà davvero, puoi scommetterci.”

Boromir sentì il corpicino del fratello irrigidirsi all’improvviso.

“Non dirglielo, per favore. Non glielo dirai, vero?” Faramir lo guardò dritto in faccia, gli occhi grandi di paura.

“Non ti preoccupare, non glielo dirò. Non è così importante,” disse Boromir mentre lisciava i capelli del fratello. “Non lo saprà mai, promesso.”

I due si diressero verso casa attraverso le stradine contorte di Minas Tirith. Erano quasi arrivati, quando Faramir tirò la manica del fratello, fermandolo. “Boromir, tu non mi lascerai mai, vero?”

“Ma che stai dicendo?” Boromir si fermò e lanciò al fratello un’occhiata interrogativa. “E’ ovvio che non ti lascerò mai, siamo una famiglia.”

“La mamma, però, se n’è andata.”

Boromir sentì il cuore pesargli nel petto. Ecco. Quella cosa di cui non parlavano mai. La loro madre era morta due anni prima, spegnendosi lentamente. Il loro padre era diventato più solitario e riservato da allora. Boromir sapeva che la morte della mamma l’aveva fatto soffrire moltissimo, ma loro? Faramir era così giovane. Non aveva molti ricordi di lei e quei pochi che avevano già cominciato a sbiadirsi. Boromir si aggrappava disperatamente ai suoi. Ogni notte, quando si coricava, chiamava i ricordi dall’oscurità, per tenere sua madre viva almeno dentro di lui. Ma per suo padre era diverso. Egli non parlava mai né di lei, né della sua morte. Così anche loro non ne parlavano mai.

“Perché me lo chiedi?” disse ora, ingoiando il nodo che gli aveva stretto la gola.

“L’altra notte ho… ho fatto un brutto sogno. Nostro padre ti mandava lontano, e tu non tornavi più. Rimanevo da solo.”

Boromir sospirò. Sapeva quanto i sogni del fratello potessero essere reali e spaventosi a volte, quasi fossero fatti reali. “Non temere, era solo un sogno, Faramir. Te lo prometto, non me ne andrò.” Abbracciò il fratello, stringendolo forte. “Non temere, fratellino, mi prenderò sempre cura di te.”

 * * *

“Merry! Adesso lo hai fatto apposta!”

“Ho finito, finalmente!”

Pipino si passò una mano fra i capelli e poi scosse la testa, così che i suoi riccioli riacquistarono il consueto aspetto scarmigliato. “Grazie. Ma per tua informazione, sono perfettamente in grado di badare da solo ai miei capelli.”

“Non direi proprio,” Merry sorrise con aria furbetta. “Saresti un completo disastro se non ci fossi io a occuparmi costantemente di te.”

Le parole di Merry riportarono Boromir al presente. Mi prenderò sempre cura di te. Aveva mantenuto la promessa. Era sempre rimasto accanto a Faramir, proteggendolo. Ma anche se aveva sempre amato suo fratello, Faramir ora non aveva più davvero bisogno di lui. Adesso era un uomo, Capitano dei Raminghi dell’Ithilien. Ormai camminava con le sue gambe. Ma guardando Merry e Pipino, Boromir capì che i suoi giorni da “fratello maggiore” ancora non erano finiti. Forse non poteva più aiutare Farmir a portare il suo fardello, ma c’erano altri che lui poteva aiutare. Boromir si alzò e andò a raggiungere i due Hobbit.

“Bene, piccoletti, se la strigliata giornaliera è finita…” estraendo la spada dal fodero, fece segno agli altri due di fare lo stesso, “Aragorn vi ha procurato delle spade. Direi sia tempo di imparare ad usarle.”

 

Fine

 

© DinaLori 2004