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FRATELLI DinaLori
Traduzione di Sarah Zama
Vincitore del
Bee Charter Award of Exellence Erano esausti. La
compagnia aveva camminato a lungo nella notte, su un terreno faticoso ed ostile. Alla fine
erano giunti in un piccolo avvallamento che pareva sicuro abbastanza per permettere loro
di fermarsi e riposare. E lì avevano steso le loro coperte e diviso il loro cibo. Boromir si sedette in
disparte, perso nei propri pensieri. Viaggiava con i suoi otto compagni ormai da dieci
giorni e ancora non aveva capito se la loro ricerca avesse davvero un senso. Distruggere
unarma così potente, unarma che poteva aiutare Gondor a difendersi
dallonda di malvagità che continuamente sinfrangeva su di lei, sembrava una
follia. La gente di Gondor, la sua gente,
aveva bisogno di protezione. Basta Merry, mi
stai strappando i capelli! Se tu la
piantassi di strepitare, non ti strapperei proprio nulla! Boromir guardò in
direzione di tutto quel trambusto. Pipino non aveva esitato a lanciarsi
allesplorazione di quella terra coperta di arbusti spinosi, ed ora Merry stava
cercando di togliere spine e legnetti dalla testa ingarbugliata del cugino. Boromir non
poté fare a meno di sorridere. Dallaffetto che i due si dimostravano, avrebbe
potuto pensare che fossero in effetti fratelli, anziché solo cugini. Un frammento di
memoria luccicò nella mente delluomo di Gondor ed egli avvertì una stretta di
nostalgia mentre immagini del passato riaffioravano. Boromir,
smetti! Lasciami andare! Il bambino gridava e si contorceva, ma il fratello non
mollò la presa. Stai fermo. Sei
coperto di fieno dalla testa ai piedi. Boromi scosse via sporco e polvere dalla
tunica di Faramir e cominciò a togliere steli di fieno anche dalla testa del fratellino
di sette anni. Che stavi facendo nelle stalle, comunque? Ti è stato detto e ridetto
di non andarci più. Volevo vedere i
cuccioli. Boromir scosse la
testa sorridendo. Avrebbe dovuto saperlo. Fin da quando li aveva scoperti nelle stalle,
Faramir aveva colto ogni occasione buona per sgattaiolare a giocare con quei cuccioli. Non puoi
continuare a scappar via in questo modo. Se nostro padre scopre che gli hai disobbedito,
si arrabbierà davvero, puoi scommetterci. Boromir sentì il
corpicino del fratello irrigidirsi allimprovviso. Non dirglielo,
per favore. Non glielo dirai, vero? Faramir lo guardò dritto in faccia, gli occhi
grandi di paura. Non ti
preoccupare, non glielo dirò. Non è così importante, disse Boromir mentre
lisciava i capelli del fratello. Non lo saprà mai, promesso. I due si diressero
verso casa attraverso le stradine contorte di Minas Tirith. Erano quasi arrivati, quando
Faramir tirò la manica del fratello, fermandolo. Boromir, tu non mi lascerai mai,
vero? Ma che stai
dicendo? Boromir si fermò e lanciò al fratello unocchiata interrogativa.
E ovvio che non ti lascerò mai, siamo una famiglia. La mamma,
però, se nè andata. Boromir sentì il
cuore pesargli nel petto. Ecco. Quella cosa di cui non parlavano mai. La loro madre era
morta due anni prima, spegnendosi lentamente. Il loro padre era diventato più solitario e
riservato da allora. Boromir sapeva che la morte della mamma laveva fatto soffrire
moltissimo, ma loro? Faramir era così giovane. Non aveva molti ricordi di lei e quei
pochi che avevano già cominciato a sbiadirsi. Boromir si aggrappava disperatamente ai
suoi. Ogni notte, quando si coricava, chiamava i ricordi dalloscurità, per tenere
sua madre viva almeno dentro di lui. Ma per suo padre era diverso. Egli non parlava mai
né di lei, né della sua morte. Così anche loro non ne parlavano mai. Perché me lo
chiedi? disse ora, ingoiando il nodo che gli aveva stretto la gola. Laltra
notte ho
ho fatto un brutto sogno. Nostro padre ti mandava lontano, e tu non tornavi
più. Rimanevo da solo. Boromir sospirò.
Sapeva quanto i sogni del fratello potessero essere reali e spaventosi a volte, quasi
fossero fatti reali. Non temere, era solo un sogno, Faramir. Te lo prometto, non me
ne andrò. Abbracciò il fratello, stringendolo forte. Non temere, fratellino,
mi prenderò sempre cura di te. Merry! Adesso
lo hai fatto apposta! Ho finito, finalmente! Pipino si passò una
mano fra i capelli e poi scosse la testa, così che i suoi riccioli riacquistarono il
consueto aspetto scarmigliato. Grazie. Ma per tua informazione, sono perfettamente
in grado di badare da solo ai miei capelli. Non direi
proprio, Merry sorrise con aria furbetta. Saresti un completo disastro se non
ci fossi io a occuparmi costantemente di te. Le parole di Merry
riportarono Boromir al presente. Mi prenderò sempre cura di te. Aveva mantenuto la
promessa. Era sempre rimasto accanto a Faramir, proteggendolo. Ma anche se aveva sempre
amato suo fratello, Faramir ora non aveva più davvero bisogno di lui. Adesso era un uomo,
Capitano dei Raminghi dellIthilien. Ormai camminava con le sue gambe. Ma guardando
Merry e Pipino, Boromir capì che i suoi giorni da fratello maggiore ancora
non erano finiti. Forse non poteva più aiutare Farmir a portare il suo fardello, ma
cerano altri che lui poteva aiutare. Boromir si alzò e andò a raggiungere i due
Hobbit. Bene,
piccoletti, se la strigliata giornaliera è finita
estraendo la spada dal
fodero, fece segno agli altri due di fare lo stesso, Aragorn vi ha procurato delle
spade. Direi sia tempo di imparare ad usarle. Fine
© DinaLori 2004 |