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EREDITÁ
Traduzione di Susanna Riccardi MEFA 2005 - secondo posto, Storia di Gondor, The Osgiliath Aword
Osgiliath
T.A. 1142
Cosa
vedi? Confuso,
Narmacil si girò a lanciare unocchiata da sopra la spalla. Il vento marino che
risaliva dal fiume gli gettava i lunghi riccioli scuri negli occhi i perspicaci
occhi grigi che lo identificavano come un uomo della casa reale di Elendil. In
città o più avanti? Ti
ho fatto una domanda, ragazzo! Narmacil
represse un sospiro e si girò, appoggiando i gomiti sulla balaustra di marmo.
Difficilmente avrebbe potuto essere considerato un ragazzo, ma non cera
modo di mettere in discussione il proprio nonno. Vedo i tetti delle case, le strade
e il porto. Persone, beni e navi. Vedo Osgiliath. Niente è fuori posto. Come
al solito, Narma, manchi di immaginazione, scherzò Calmacil spingendo il fratello
di lato per prenderne il posto sul parapetto, nonostante labbondanza di spazio sul
balcone panoramico. Chiunque può scorgere case e persone. Non è questo che sta chiedendo. Allora
cosa chiedo? replicò Re Hyarmendacil, in
tono spassionato, dalla sua comoda sedia reclinabile. Calmacil
strizzò l'occhio al fratello e si fece da parte con un gesto teatrale, mostrando la
città come fosse stata un dono tra loro due. La somiglianza tra i fratelli era
inquietante ma non soprendente: Narmacil era il più anziano, e lerede, per una
questione di pochi minuti. Cosa
vedo io? Pace e prosperità. Gondor è la terra
più bella di tutte quelle di Arda e Osgiliath il gioiello della corona. Voi vorreste che
apprezzassimo ciò che avete lottato per ottenere, arataro, e questo è quanto sicuramente
facciamo. Come anche ogni cittadino del regno, da nostro padre, vostro successore, al più
insignificante monello di strada di Umbar. Stai
esagerando un po troppo. borbottò Narmacil. Sei
risentito perché la tua risposta era banale. Brontolò di rimando Calmacil. Lanziano
Re sbuffò in direzione di entrambi. Per essere uomini adulti nel fiore degli anni, certe
volte i gemelli si comportavano ancora come i bambini che lui stesso aveva tenuto tra le
braccia la prima volta, ottantaquattro anni prima. Gemelli nella linea di successione!
Allinizio era sembrato un segno infausto, un presagio di guerra civile, ma le
agitazioni erano cessate quando entrambi erano cresciuti, dimostrandosi uomini di animo
buono, più interessati alla navigazione o alle canzoni che alla successione. E
in ciò consisteva il vero problema. Per
ora, comunque, Hyarmendacil si limitò a scuotere la testa e tenere per sé i suoi
pensieri. Le lusinghe possono essere pericolose per un uomo giovane, ma non hanno
mai danneggiato uno anziano. Andatevene entrambi. Vostro padre desidera parlarvi appena
avete terminato lincontro con me. Siete congedati. Fece un gesto imperioso.
Narmacil e Calmacil risposero con un identico
inchino cortese (e un interrogativo scambio di occhiate) prima di uscire. Per
qualche attimo, il Re si godette semplicemente la quiete il dolce e mutevole
mormorio della città sottostante, occasionalmente messo in risalto dal clamore di un
venditore ambulante o dal grido di un gabbiano contro il limpido cielo azzurro. La sua città. La sua pace. Calmacil, per lo meno in quello, aveva
avuto ragione. Hyarmendacil non riusciva più a ricordare i volti di quanti erano caduti
nelle prime guerre del suo regno. A malapena riusciva a ricordare quello del suo stesso
padre
Cupamente,
il Re scostò la coperta e si alzò, raggiungendo la balaustra a passi rigidi. Lì, si
strinse le braccia attorno al corpo, le stesse braccia che una volta avevano falciato a
sangue lorda proveniente da Oriente molto, molto tempo prima e spinse
lo sguardo verso la sua città. O tetti, le strade, il porto. La pace e la prosperità. Cosa
vedi tu? domandò ancora di colpo, con
voce bassa ma chiara. Io?
il paggio spuntò da una alcova sul retro del balcone, dove era discretamente rimasto
seduto a gambe incrociate, a leggere. Già mentre stava parlando, tuttavia, lasciò il
libro da parte e si rimise in piedi, lesto a rispondere al richiamo dl suo signore. Sì,
tu. Replicò Hyarmendacil mentre il ragazzo lo raggiungeva presso la balaustra.
Arrivava appena al spalla del Re, ma sedici anni erano una sciocchezza per il sangue
Numenoreano e il paggio aveva parecchio tempo per raggiungere la sua piena altezza. A
suo credito, il ragazzo non sprecò tempo a porre domande del tipo Perché? e
si limitò a studiare il panorama, a lungo, con impegno e verso ogni direzione. Rimase in
silenzio per almeno un minuto, profondamente assorto nei suoi pensieri. Vedo
le nostre navi da guerra nel porto, ormeggiate e utilizzate come depositi. disse
infine, esitante. Vedo che nel nostro mercato ci sono meno venditori provenienti da
Oriente di quanti ce ne fossero lanno scorso, e ancora meno dellanno
precedente. Non scorgo nulla verso Sud
nessuna pattuglia in partenza, nessun
rapporto dalla frontiera, dal momento che non consideriamo più Umbar una minaccia.
Lanciò unocchiata impavida verso Hyarmendacil e i suoi perspicaci occhi grigi erano
seri. E vedo che questa pace non durerà fino a quando io sarò sul trono. Il
Re stava ancora osservando il tramonto, ma annuì pensoso. Tuo padre e tuo zio sono
brave persone, ma non sanno nulla della guerra tranne ciò che hanno letto nei libri. E
mio figlio, tuo nonno, è solo di poco migliore. Il mio Atanatar è sì un abile
diplomatico, ma
un giorno la diplomazia non basterà più. Le sue mani si
aggrapparono saldamente al marmo freddo, distorcendo le articolazioni, mentre il volto era
tirato per la frustrazione. E loro non vedono questo!
Potrei dirglielo, ma se non riescono a vederlo
sospirò e per un momento il
peso delletà si fece così oneroso che il ragazzo si affrettò ad offrire il suo
sostegno. Luomo non lo accettò, ma approvò il tentativo con una pacca gentile
sulla spalla. Tu
riesci a vedere, Minalcar. Disse Hyarmendacil in tono calmo ma insistente. La sua
mano strinse labito di seta e le giovani ossa. Figlio del figlio di mio figlio
e tuttavia cè molto più di me in te che in chiunque altro della nostra
discendenza. Tu sei la mia speranza. So di chiedere molto, per la tua giovane età, ma il
mio tempo è scarso
Il
bisnipote annuì risoluto, apparendo molto più adulto dei suoi anni. Io non
vi deluderò, mio signore, né lascerò che Gondor marcisca dallinterno. A qualsiasi
costo, lo farò
No!
Niente sangue! ringhiò Hyarmendacil e la sua stretta si fece allimprovviso di
ferro. Non allinterno di queste sale. Non nella famiglia. Mai. La Casa di
Elendil è parte di Gondor tanto quanto il mare e la pietra. Noi non siamo assassini di
re
né usurpatori. Minalcar
improvvisamente aprì la bocca, gli occhi spalancati, e il Re fu soddisfatto di notare che
lidea non aveva mai attraversato la mente del giovane. Non lo farei
arataro, non lo farei mai! Lo giurerei sullAlbero stesso se me lo
chiedeste
Non
ce nè bisogno. Sei il mio vero erede. La tua parola e sufficiente.
Hyarmendacil lasciò libera la spalla del ragazzo e sfiorò poi gentilmente sulla sua
guancia e per un momento, esaminando quello sguardo sincero, riconobbe il volto del
proprio padre. Solo per un istante. Poi la sensazione svanì e gli anni si chiusero
attorno a lui come un fardello di pietra che, impietosamente, incurvava le sue spalle, gli
offuscava la vista e indeboliva le sue mani. Così poco tempo rimasto e così tanto ancora
da fare
Ma
mentre, alla fine, accettava laiuto di Minalcar e si costringeva ad affrontare
ludienza serale, sentì che forse, solo forse, cera ancora una speranza per la
sua città. Il suo regno. Il suo popolo. Sebbene
sarebbe occorso ancora molto tempo. Canone successivo: Nato
negli ultimi anni del lungo regno di Hyarmendacil, Minalcar divenne attivo nelle questioni
politiche e militari al punto che, non molto tempo dopo essere diventato Re, suo zio
Narmacil mise nelle sue mani leffettivo controllo del Regno meridionale. Minalcar
accettò la sfida e riuscì a ripristinare parte del potere perso da Gondor durante il
regno del nonno Atanatar e dello stesso zio. Dopo che Narmacil morì senza eredi, e dopo
il breve regno di suo padre Calmacil, Minalcar salì in fine al trono per continuare il
vero potere sovrano di Gondor e passò alla storia con il nome di Rómendacil II.
da Gli annali di Arda ©
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