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CANTANDO NEL
SOLE
Traduzione di Sarah Zama
Ne sei sicuro? Ma certo che sono sicuro. So quel che
ho visto. Boromir mise le mani dietro la schiena e
rinunciò allidea di aiutare. Del resto non cera molto che potesse fare. In
una vera biblioteca, come quella di Minas Tirith, libri e rotoli di pergamena erano
sistemati in scaffali che avevano almeno una parvenza dordine. Ma questa non era una
biblioteca. Questo era uno sgabuzzino dimenticato, zeppo di pergamene disordinatamente
accatastate fino allaltezza delle spalle di un uomo, alcune delle quali parevano
essere state usate per costruire un recinto di capre. Eppure, da quello che riusciva a sbirciare da
sopra la spalla del suo ospite, alcuni di quei documenti consunti erano dei veri tesori.
Mappe di luoghi di cui lui non aveva mai nemmeno sentito parlare, saghe infinite in una
lingua che lui non sarebbe riuscito a leggere
per un momento pensò perfino di
prenderli e di portarli alla Città Bianca perché potessero essere conservati come
meritavano, ma scartò subito lidea. Pensare di salvare dei libri durante una
missione intesa a salvare lesistenza stessa del suo popolo! Un pensiero degno più
di suo fratello che di lui. Faramir era il più istruito dei due figli di Denethor. Lui forse avrebbe potuto leguire lo srotolarsi di
quei magnifici poemi
Credo di averlo trovato, Éomer
riemerse trionfalmente da tutta quella confusione, scrollando via la polvere dalle sue
trecce bionde e brandendo un rotolo di pergamena dallaspetto particolarmente
malconcio. Si spinse oltre Boromir e distese cautamente su un tavolo ciò che aveva
trovato, per guardarlo alla luce della lanterna che aveva portato con sé in quella stanza
buia, senza finestre, vicina la cuore della Sala dOro. Nessuno ci andava mai, il
che, in quel momento, era certamente un vantaggio per loro. Boromir dette unocchiata alla pergamena
ingiallita e fischiò fra i denti. La mappa era strana, eppure scritta nella sua stessa
lingua. Riconobbe montagne e fiume, e cera Gondor, sebbene non Osgiliath, e solo una
scritta frettolosa indicava il luogo dove avrebbe dovuto esserci Minas Tirith
Minas Anor, soffiò. Questa
è davvero una scoperta straordinaria. Si piegò per seguire con un dito la strada
verso nord. Là, dove le mappe moderne indicavano ununiforme terra di nessuno
semplicemente come Arnor, quando non ancora più semplicemente
con Il Regno Perduto, questa
presentava unintricata rete di confini, città e piste commerciali. E
veramente moto antica. Come è arrivata nelle mani dei Rohirrim? Éomer gli lanciò unocchiata offesa,
stile non siamo poi completamente barbari.
I nostri antenati provenivano dalle
terre del nord, replicò. Dovresti saperlo. Commerciavamo in cavalli, ferro e
pelle con la gente dIsildur, tanto tempo fa. Uhm
Boromir si accarezzò
la barba, soprappensiero, mentre ancora frugava la mappa con un dito esitante. Ma
ancora non capisco
Qui. La mano di Éomer scacciò
quella dellospite e batté il dito su una distesa desolata del Rhudaur, vicino alle
sorgenti gemelle del Fiume Bruinnen. Affascinato, il figlio del Sovrintendente di Gondor
studiò la mappa più da vicino. Cerano in effetti delle rune molto scolorite, non
altrettanto chiare di quelle che contrassegnavano il resto della mappa. Come se qualcuno
avesse scarabocchiato qualcosa con un carboncino molte generazioni prima che lui, o
perfino il suo casato, vedessero la luce. E quello? E là che si
trova? chiese, incapace di nascondere leccitazione della propria voce.
Come fai a sapere
Il Cavaliere rise, non di lui, ma
semplicemente con divertimento. La tua gente può far affidamento sui libri e
sullinchiostro, ma noi uomini del Mark impariamo la nostra storia dai poemi e dalle
saghe. Ci sono storie anche più vecchie di questa mappa che noi ancora cantiamo durante
le lunghe cavalcate! Cè conoscenza nascosta nel profondo delle nostre
semplici favole, uomo di Gondor. Quando mi hai parlato della tua ricerca, tre
giorni fa, mi sono ricordato di una canzone della quale non avevo finora mai capito
il senso. Boromir ammiccò stupito quando il Cavaliere
alzò baldanzosamente la voce e cominciò a cantare, come se loro due fossero lontani, da
qualche parte sotto il cielo infinito luccicante di stelle. La sua forte voce tenorile
riempì langusta stanza di pietra con parole che parevano chiaramente tradotte in
fretta, eppure non avevano perso il loro significato:
Éomer prese un respiro e tornò a parlare
con la sua voce consueta. Mentre tu ti riposavi, io ho interrogato gli anziani di
Edoras, finché ho trovato una donna che conosceva bene il tempo di cui parla la saga.
Tutto quello che ci rimaneva da fare, era trovare una mappa di quel tempo, che presentasse
indicazioni e punti di riferimento che più o meno saccordassero con quelli
descritti nel poema. Perciò
Il Cavaliere lanciò unocchiata
interrogativa al suo ospite. A nord di Eregion, nella spaccatura fra
il corso di due fiumi
le tue parole hanno il suono della verità. Boromir annuì lentamente. I suoi occhi grigi
luccicarono. Se questo è vero, Gondor ti è debitore. E anchio. Questi nordici sono gente strana e sorprendente, pensò, e non per la prima volta da quando
li aveva incontrati sul confine meridionale, tre giorni prima. La loro passione per la
poesia epica, per esempio, sembrava in contraddizione con il fatto che raramente sapessero
leggere o scrivere. Comunque, a volte ciò che è differente nasconde una differente forza
e saggezza. Nonostante conoscesse Éomer figlio di Eomund solo da tre giorni, Boromir
sapeva che questo era un uomo a cui lui avrebbe affidato la propria vita in battaglia, o
il suo boccale di birra in una taverna. Éomer stava ripiegando la mappa e le sue
mani parvero sorprendentemente gentili con la fragile pergamena. Cercò attorno finché
non trovò un contenitore rotondo di pelle dura e ce la infilò dentro. Ti devo chiedere di restituirla, anche
se devo ammettere che la richiesta nasce più dal desiderio di riaverti nostro ospite
quando la tua cerca sarà finita, che dal timore che un pezzo di carta venga
smarrito. Piegò la testa di lato, incuriosito, mentre
offriva la custodia al suo ospite. Sei sicuro di non volermi dire di più sui tuoi
piani? Ci siamo incontrati raramente, tu ed io, ma certo sai di poterti fidare della
descrizione di un figlio della casa di Eorl
Farò del mio meglio per restituire
ciò che appartiene di diritto alla tua famiglia, a meno che la mia cerca non si concluda
nel peggiore dei modi. Boromir accettò la mappa, gli occhi duri e bassi.
Riguardo alla mia richiesta, non ti annoierò con quelli che potrebbero essere solo
sogni e speranze. Mi avete accolto a braccia aperte e avete soddisfatto le mie richieste
bizzarre con sincerità, non posso chiedervi di più. Oh, ma avrai di più, disse
Éomer con baldanza mentre prendeva la lampada e raggiungeva il corridoio. Boromir strinse
la mappa e lo seguì. Dovette allungare il passo per star dietro
allaltro Cavaliere, e questa era unaltra bizzarria, perché a Gondor tutti
avrebbero allungato il passo per star dietro a lui.
Prima di tutto avrai un cavallo. Quella povera creatura sulla quale hai attraversato
le nostre praterie rimarrà qui, a recuperare le forze. Potrai tornare a riprenderla
quando il tuo compito sarà concluso. Boromir sospirò. Ancora insisti nel
pensare che tornerò da questa folle ricerca, dopotutto. Tutti gli uomini di Rohan ridono
sfacciatamente di fronte alla sorte, come fai tu? O forse le vostre praterie ancora non
conoscono il lurido tocco di Mordor? Éomer gli lanciò una dura occhiata da sopra
la spalla, senza mai rallentare il passo mentre faceva strada attraverso i corridoi di
Meduseld. Forse Gondor non si cura più di notare i problemi dei suoi alleati, ma
noi nel Mark siamo assediati sia da est che da ovest. Resistiamo, però. Abbiamo fiducia
nel futuro. E continueremo a farlo. Si può
ridere anche nelloscurità, così come nella luce del sole
ed essere
apprezzati per questo. Una
filosofia ammirevole,
disse Boromir gravemente, evitando di entrare nella spiacevole questione dei rapporti fra
Rohan e Gondor. Vorrei poter dire lo stesso per la mia gente, ma loscurità ci
ha attanagliato la gola troppo a lungo. Non possiamo semplicemente aver fiducia nel
futuro. Noi stessi dobbiamo costruire la nostra speranza. Io devo farlo. E per questo che cavalchi verso
Imladris, alla ricerca del consiglio degli Elfi
e di notizie del Flagello
dIsildur. Boromir simmobilizzò nel momento che i
suoi stivali calpestarono la paglia sul terreno. Erano arrivati nelle stalle. Éomer
continuò a camminare, come se il suo ultimo commento non avesse importanza, ed entrò in
uno stallo per accarezzare con affetto una bella puledra baia. Alla fine il figlio del Sovrintendente
ritrovò la voce. Scartato un ovvio Come lo sapevi?,
dopo un momento brontolò: Un altro poema, signore dei cavalli? È così. Pensi forse che la mia gente
non sappia del valore mostrato dai tuoi antenati davanti al Cancello Nero? Éomer sistemò la sella con abilità
consumata, poi lo guardò con tranquillità da sopra la schiena del cavallo. Sauron
è il nemico di tutta la Terra di Mezzo, non
solo degli eredi di Elendil. La tua gente morì difendendo anche le nostre case e i nostri figli, non solo i vostri. Perciò ascolta. Tu dici di dover
trovare Imladris, il mitico rifugio degli Elfi, nella speranza di poter strappare la tua
città dalle mani di Sauron. Qualsiasi bambino sa che furono Isildur e la sua spada a
privare Sauron del potere, duemila anni fa. Qualsiasi cosa questo potere fosse, ora è
perso per sempre. Forse è solo leggenda. Ma tu parli di inseguire un sogno, e se il
Flagello dIsildur esiste, gli Elfi possono saperlo, perché di certo nessun mortale
lo sa. Non ti mentirò, Boromir: non conterei
troppo sul consiglio degli Elfi. Non sono alleati del Nemico, questo tutti lo sanno
eppure sono un popolo triste e crudele, bellissimo eppure letale, in qualche modo oscuro e
terribile. A loro non importa nulla degli uomini mortali. Potresti davvero cavalcare verso
una fine solitaria, ucciso da un nugolo di frecce prima ancora di poter profferire la tua
richiesta. Forse non cè nessuna Imladris.
Forse non cè nessun Flagello dIsildur. Ma seppure questa è la ricerca di uno
stolto, è una nobile ricerca, e non cercherò di trattenerti. Lanciò le redini a Boromir. Avevano il morso
leggero ed erano abilmente adornate alla maniera degli uomini delle pianure. Troppo
turbato per replicare, Boromir fu felice del diversivo. Si concentrò sul compito di far
conoscenza con la sua nuova cavalcatura, cosciente che fosse un dono di grande valore.
Normalmente non preferiva le puledre, ma questa era alta e robusta e nel suo sguardo
vera una luce dintelligenza incredibile. La cavalla annusò le mani di Boromir
per un lungo momento, leccò una ciocca dei suoi capelli, e quindi lo lasciò
pazientemente finire di sistemare provviste e attrezzature da viaggio. A quanto sembrava, Éomer non aveva un
compito altrettanto piacevole. La cosa divenne invero piuttosto divertente per Boromir una
volta che ebbe capito cosa accadeva nello stallo accanto. Qualcosa di molto grande nitrì
e zoccoli batterono contro il legno Éomer gridò un rimprovero nella sua lingua
poi un grosso stallone dal manto grigio ferro si lanciò nel corridoio, sbuffando
ed impennandosi, trascinando il proprio cavaliere per le redini, di peso. Con risolutezza,
Éomer accorciò la presa e forzò la testa del cavallo verso il basso, per brontolargli
direttamente nellorecchio. Boromir non capì una sola parola, ma lo stallone
evidentemente sì. Scosse la criniera orgogliosamente, con sprezzo, e scalciò
laria, strappando quasi le redini alla presa di Éomer, ma poi si abbassò sulle
quattro zampe e rimase tranquillo come una cavallina beneducata. Ehi, Zoccofuoco. Comportati bene,
stupido grosso ammasso di frattaglie dorco. Éomer voltò gli occhi su
Boromir, che stava lottando per mantenere la propria faccia impassibile. Ah
È
un vero amico, e il terrore dei campi di battaglia, ma non la prende bene quando lo si
chiude in uno stallo quando ci sono orchi sul confine e cavalle libere nei prati. Capisco. Hai bisogno daiuto? O
preferisci più semplicemente scambiare i nostri destrieri? Éomer gli lanciò uncchiataccia
divertita. Cercafumo è tanto docile che perfino un bambino potrebbe cavalcarla, è
per questo che lho scelta per te. Detesterei dover spiegare a tuo padre come il suo
adorato figlio ed erede incontrò una fine ignominiosa sotto gli zoccoli di un cavallo in
una stalla di secondordine, ma
qui, prendi questo. Boromir prese le redini dello stallone con
cautela. Che fossero state le parole del suo padrone (che probabilmente riguardavano una
castrazione a lungo rimandata) o la bella puledra che inarcava il collo grazioso verso di
lui sopra le spalle del Gondoriano, Zoccofuoco sopportò quietamente di essere sellato, e
caricato e
Gli occhini Boromir divennero due fessure.
Éomer. Shi? le parole di Éomer erano
intralciate dal fatto che lui stesse legando una coperta da campo alla sella, aiutandosi
con i denti. Ti ho già sottratto ai tuoi doveri
troppo a lungo. Posso trovare la Breccia di Rohan anche da solo Ci sono già stato
e si può vedere ad occhio nudo anche da Edoras. Non cè bisogno che mi
accompagni. Lo so. Boromir si accigliò mentre il suo ospite
continuava a caricare il proprio cavallo con quello che sarebbe stato sufficiente ad un
viaggio di due settimane piuttosto che una facile cavalcata di due giorni fino al confine
occidentale. Éomer, disse di nuovo, in tono di avvertimento. Il Cavaliere non rispose. Semplicemente finì
il proprio lavoro con una giocosa manata sui quarti posteriori di Zoccofuoco e riprese le
redini dalle mani di Boromir, per fare poi strada verso la porta aperta delle stalle.
Fuori il sole era alto e caldo nel vasto cielo cobalto; linverno era alle porte e il
vento che faceva schioccare gli stendardi proveniva dalle montagne e portava con sé la
promessa della neve, ma le praterie erano ancora stupende vestite dellultimo verde
dellestate. I sospetti di Boromir furono confermati quando Éomer balzò in sella,
si sistemò alla meglio fra le armi e tutto il resto e annunciò con il divertimento che
di danzava negli occhi nocciola: Se partiamo subito, potremo superare le ultime
propaggini della Breccia in pieno giorno, domani. Non impegnerei la mia fiducia su
Saruman, ma non credo sia ancora così sicuro di sè. Le abominevoli creature che si
nascondono allombra di Orthanc non molestano i viaggiatori alla luce del sole. Non puoi fare sul serio, si
difese Boromir mentre la puledra gli annusava curiosamente la spalla. Non puoi
abbandonare il tuo posto
Quale posto? I confini sono minacciati
e la guerra si avvicina, questo è vero, ma cè ancora tempo
e poi perfino il
guerriero più devoto può richiedere una licenza quando cè un momento di respiro.
Ho già parlato con mio cugino, ho passato il comando al mio secondo. Ritornerò presto.
La mia dimora ancestrale resisterà un altro mese, oso sperare. Tuo cugino
hai parlato con
Theodred? Tuo zio non lo sa? Boromir era sbalordito. Éomer, nella mia città questa la chiamiamo diserzione. Diserzione? Non direi. Mio zio è
malato
non ha la forza né la lucidità per decidere delle singole vite dei suoi
soldati. Nipote o meno, sono un guerriero del Mark e perciò spetta a Theodred, il Secondo
Maresciallo, decidere di accogliere la mia richiesta. Cosa che ha fatto con piacere. Mio
cugino ha insistito a lungo perché prendessi una licenza mentre ancora è possibile. Una
spada usata troppo a lungo perde il suo filo, come si dice. Perciò basta discutere! Come segno del
legame tra il mio casato e il tuo, ti accompagnerò fino alla valle del Mezzelfo, se
esiste. E se non esiste, cosa che ritengo più probabile, ti riaccompagnerò sano e salvo
a casa. Lo sguardo di Éomer si rabbuiò mentre
osservava lespressione testarda di Boromir. Non sia mai detto che questo figlio della Casa di Eorl ha scordato il
giuramento del nostro primo signore a Cirion. Tu sarai Sovrintendente, ed ecco per te la
mia spada. Boromir brontolò qualcosa, ma poi mise il
piede nella staffa e si issò in sella. Cercafumo scalpitò e scosse la folta criniera
nera, ansiosa di correre ancora una volta nelle pianure dovera nata. E così
hai stupidamente deciso in questo modo, magari giocandoti il tuo onore. Non sono tenuto ad
accettare la tua lealtà. Stai pensando di lasciarmi indietro?
Ammetto che mi piacerebbe molto vedere in che modo penseresti di vincere una
cavalcata. Éomer ridacchiò. Ti scaldi troppo in fretta. Oserei dire ci sia
ben poco che noi due non possiamo superare e vincere, ed è passato molto tempo
dallultima volta che mi sono allontanato
da qui senza che le responsabilità di capitano mi gravassero sulle spalle. Boromir si sentì subito oltraggiato.
Useresti la mia ricerca come scusa per una scampagnata? Questa non è una vacanza!
Sto cercando la salvezza per la mia gente! Senza prendersela, il suo biondo compagno si
sporse verso di lui, facendo schioccare il cuoio lavorato, e gli mise una mano sulla
spalla. Sì, non ho scordato. Ma ricordati: ridi nelloscurità, amico mio. Se
è la morte che ci attende alla fine della strada, lascia almeno che il riso ci accompagni
nel sole, lungo il viaggio. E il sole sta viaggiando. Se vogliamo
superare Dunclivo prima che cali la notte è meglio muoverci! Avanti! Con questo, Éomer affondò i calcagni nei
fianchi di Zoccofuoco e lanciò un grido di battaglia. Lo stallone scattò come una
freccia da una balestra, la grigia coda che sventolava nel vento mentre correva verso i
cancelli. Per un momento Boromir rimase impietrito, le
redini dimenticate nelle sue mani, esasperazione e sbalordimento che combattevano nel
cuore. Il ha forse perso la testa? Questi nordici
sono forse tutti impazziti a causa del sole estivo? E come mai allora trovo questa pazzia
così piacevole? Le sue labbra si incurvarono lasciando poi
posto ad un largo sorriso. E per la prima volta in molte settimane, il cupo figlio di
Denethor esplose in una sonora risata. La cavalla baia corse veloce
allinseguimento dello stallone grigio, per volare verso le montagne e attraverso le
pianure in cerca di speranza.
© Kielle 2003 |