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Introduzione Maura Mellon
Traduzione di Susanna Riccardi
La violenza
alimenta il mondo attorno a noi. Ci sono notizie di nuovi attacchi e bombardamenti ogni
giorno, libri che descrivono conflitti e battaglie senza tempo. Dobbiamo solo prestare
attenzione alla televisione o al cinema per vedere epiche battaglia su grande scala. Spesso queste
storie, di finzione o meno, si concentrano su una figura che si evidenzia tra tutte le
altre in conflitto: leroe, sia egli un guerriero con la forza di trenta uomini
nella sua mano (Heaney, 27) o una signora degna di apprezzamento
(Austen, 247). Gli eroi portano continuamente alla nostra attenzione il ricorrente scontro
tra Bene e Male, il più persistente dilemma dellumanità. Non occorre, tuttavia,
essere alti, forti o anche particolarmente intelligenti per qualificarsi come eroe,
infatti molte opere letterarie si dedicano alle lotte della piccola gente comune alle
prese con sfide uguali o anche superiori a quelle delle loro più famose controparti. Tra le più
irresistibili di queste storie si annovera Il Signore degli Anelli di J.R.R.
Tolkien, in cui lo scontro tra Bene e Male avviene contemporaneamente su più campi di
battaglia. Sebbene le armate della luce e delloscurità si scontrino diverse volte
nelle dettagliatamente descritte guerre della Terra di Mezzo di Tolkien, alla fine è la
lotta interiore di tre dei più piccoli protagonisti a catturare lattenzione del
lettore. Frodo Baggins, il
protagonista principale, Samwise Gamgee, suo giardiniere e amico più fidato, e la
creatura Gollum sono i tre personaggi che si trovano ad affrontare il conflitto più
profondo della natura umana. Nel corso dei decenni dalla prima pubblicazione del romanzo,
i critici non hanno mancato di riconoscere gli aspetti intriganti della relazione tra
Frodo, Sam e Gollum. Tuttavia, difficilmente si trova un accordo su quanto Tolkien aveva
tentato di esprimere nella sua storia di hobbit e Anelli del Potere, dando vita, e
pubblicazione, ad una molteplicità di interpretazioni.
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