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I critici Maura Mellon
Traduzione di Susanna Riccardi
Forse la
spiegazione più radicale del viaggio di questi tre personaggi nasce dalla mente di Timoty
ONeill, autore di The Individuated
Hobbit: Jung, Tolkien, and the Archetypes of Middle-earth. Benché diversi
critici vedano implicazioni allegoriche nella rappresentazione della Terra di Mezzo di
Tolkien, ONeill si spinge a dichiarare che lintera storia rappresenti la lotta
dellumanità per la propria realizzazione. In base ai
principi jungiani e freudiani sul conflitto tra conscio e subconscio e la necessità
dellauto realizzazione, ONeill sprona i suoi lettori a [immaginare] la
Terra di Mezzo come una mappa della psiche, con aspetti sia consci che inconsci
(ONeill, 74). Frodo e Gollum si ergono come massimi simboli, rispettivamente, del
conscio e del subconscio, piuttosto che come emblemi del bene e del male. ONeill
asserisce che il conflitto tra questi due personaggi rappresenta quello tra lego
cosciente e la sua ombra, il subconscio. Sia Frodo che
Gollum si sforzano disperatamente di ottenere il possesso del prezioso Anello
(ONeill, 136). Comunque, in opposizione diretta alla definizione di Tolkien
dellUnico Anello come simbolo di puro male, ONeill riconosce il potere
dellAnello come una parte necessaria della psiche. Egli, infatti, sostiene che: La simmetria
dellAnello è perfettamente bilanciata, un cerchio aggraziato che esprime i concetti
di equilibrio e perfezione e lunione si tutti gli opposti che caratterizzano
lEgo dopo la sua realizzazione. Loro è il suo materiale, a causa della sua
natura incorruttibile nella filosofica alchemica
LAnello è lEgo, la
forza potenziale che promette di rendere alla fine completi sia gli Hobbit che la Terra di
Mezzo
(ONeill,
6465). Ad ogni modo,
nonostante la sua eloquenza e la buona lezione di psicologia, lanalisi di
ONeill non sembra veritiera. Egli asserisce che la distruzione dellUnico
Anello porti la completa realizzazione della Terra di Mezzo, simbolo della psiche umana.
Afferma anche che Frodo abbia in qualche modo precluso la propria
autodeterminazione (ONeill, 136137) distruggendo lAnello, o
lEgo, che desiderava e laffermazione che tale distruzione possa
contemporaneamente offrire e anticipare lautodeterminazione della psiche ha poco
senso. Oltretutto,
ONeill trascura del tutto il personaggio di Samwise Gamgee, che pure gioca un ruolo
importante negli eventi che coinvolgono Frodo, Gollum e lAnello, perciò il critico
esamina le complesse relazioni in questione solo in modo selettivo, rendendo incompleta la
sua analisi. Unaltra
scuola di pensiero vede il viaggio di Frodo, Sam e Gollum come una maturazione
della psiche piuttosto che una ricerca dellautodeterminazione o del conflitto tra
bene e male. La bassa statura e i modi infantili degli Hobbit hanno spinto alcuni critici
ad interpretarli come simboli del bambino interiore. Paul H. Kocher,
autore di Master of Middle-earth: The Fiction
of J.R.R. Tolkien, commenta che nella loro gioiosa innocenza, (gli Hobbit)
ricordano i bambini umani (Kocher, 118), mentre Hugh T. Keenan scrive nel suo saggio
The Appeal of The Lord of the Rings: A
Struggle For Life che cè una forte allusione che Frodo e la sua
razza rappresentino psicologicamente leterno bambino da sacrificare per far vivere
luomo (Auden, W.H. et al., 67). Sia Kocher che Keenan concordano che gli
Hobbit/bambini crescano metaforicamente durante il viaggio a Mordor. Kocher afferma che
gli Hobbit crescano diventando umani mentre lepopea progredisce (Kocher,
118) e che specialmente Frodo e Sam appaiono in effetti umani durante la lunga
lotta, fisica e mentale, verso Monte Fato (Kocher, 118). Comunque, tale
spiegazione dellimportanza di Frodo e Sam è inadeguata in diverse parti, a
cominciare dal fatto che linterpretazione non tiene conto del personaggio di Gollum,
il quale ha innegabilmente una grande influenza sui suoi compagni e gioca un ruolo
significativo nel romanzo. Gollum stesso non è assolutamente simile ad un bambino,
benché fosse un hobbit un tempo, e non sostiene la teoria che il viaggio degli Hobbit
rappresenti il raggiungimento della pienezza della mente umana. Né Kocher né Keenan
riescono ad inserire lUnico Anello nel loro schema, se non come un oggetto di
sofferenza che costringe gli Hobbit a maturare. Nessuno dei due critici
discute adeguatamente la natura del potere dellAnello o il suo significato in
relazione agli Hobbit. In quanto alla
personificazione degli Hobbit con i bambini, si tratta di un nesso puramente casuale,
benché le loro misure ridotte lo rendano allettante. Attraverso le più di mille pagine
de Il signore degli Anelli, gli Hobbit affrontano sfide adulte e come tali
reagiscono ad esse. La loro comprensione del male che devono fronteggiare e
lammirevole decisione in cui lo fanno sono lontani dallessere infantili. Frodo
e Sam possono essere minuti, con desideri e problemi che possono sembrare
piccoli allinizio, ma il loro modo di trattare tali problemi è
tuttaltro che immaturo. Altri studiosi di
Tolkien vedono i personaggi e le relazioni tra Frodo, Sam e Gollum in modo meno
interpretativo e astratto. Benché lopera di Tolkien e i suoi commenti sul romanzo
siano molto diretti, diversi critici hanno considerato i suoi personaggi al valore
nominale. Lin Carter, autrice di Tolkien: A
Look Behind the Lord of the Rings, riconosce che Frodo è luomo
comune spinto da circostanze dolorose a ricercare in se stesso forza e il coraggio
(Carter, 191) e che il semplice, comune e pratico Sam diventa (
) di pieno
diritto una figura eroica, valorosa e coraggiosa (Carter, 191), ma non espone
significati simbolici più profondi per entrambi i protagonisti. Per la Carter, Frodo e
Sam si adeguano alla categoria dellingenuo ragazzo di campagna che diviene un eroe a
causa del grande compito ricaduto sulle sue spalle. Nessuno dei due personaggi, comunque,
si qualifica come unallegoria delle qualità e le lotte della mente umana o della
società. Nel suo saggio The Staring Eye, Ursula LeGuin accorda
con lopinione che la storia di Tolkien sia un libro da apprezzare e non da
interpretare, dicendo che per coloro in cerca di allegoria, deve essere da
impazzire (Isaac Asimov et al., 45). Tolkien stesso, in
una famosa citazione, disse: Qualsiasi significato profondo o messaggio
non è nellintenzione dellautore. Non è né allegorico né dattualità
(
) provo cordialmente avversione per lallegoria in tutte le sue
manifestazioni (Tolkien, The Lord of the Ring, Foreword, xvii). Quando
gli fu chiesto, in unintervista del 1971 di Dennis Gerrolt, perché avesse scelto un
Hobbit come Portatore dellAnello, Tolkien arrivò a dire: Non lho fatto.
Non ho perso tempo a scegliere (
) tutto ciò che stavo provando a fare era
proseguire dal punto in cui Lo Hobbit finiva. Avevo gli Hobbit sotto mano,
no? (Tolkien, Intervista personale). Queste
affermazioni danno credito a quei critici che ritengono che lopera di Tolkien abbia
scarso o del tutto assente valore allegorico e che la scelta degli Hobbit come
protagonisti abbia poca, quasi assente importanza simbolico. La mancanza di allegoria,
comunque, non rende insignificante Il Signore degli Anelli né gli Hobbit protagonisti.
Tolkien ha ammesso che il suo lavoro potesse avere riferimenti eterogenei a seconda
del pensiero o lesperienza del lettore (Tolkien, The Lord of the
Ring, Foreword, xvii), sottintendendo che lettori diversi potessero trovare
liberamente significati diversi nel romanzo. Ha tuttavia fatto una distinzione tra
riferimento e allegoria, dichiarando che il primo si fonda
sulla libertà del lettore mentre laltro sullintenzionale controllo
dellautore (Tolkien, The Lord of the Ring, Foreword, xvii). Sebbene Tolkien
contesti la natura allegorica del viaggio di Frodo, Sam e Gollum, non nega la loro
importanza come individui presi nella lotta tra Bene e Male: proprio perché lintero
romanzo affronta questo tema, ne consegue che lo rappresentino anche i tre protagonisti. Un certo numero di
critici ha sviluppato pienamente tale idea del conglitto tra Bene e Male. Nel saggio The Lord of the Hobbits: J.R.R. Tolkien
Edmund Fuller afferma che per quanto riguarda il relativo significato (del romanzo),
siamo sostanzialmente di fronte ad una spietata lotta tra Bene e Male (Auden, W.H.
et al., 24). Lopera include varie immagini a supporto di tale idea: loscuro
orrore di Mordor contro la bellezza della Terra di Mezzo, i repellenti Orchi contro gli
eterei Elfi e il terrificante potere dellUnico Anello, che deve essere distrutto a
tutti i costi. Tanto è vero che nessun lettore di Tolkien può negare che il suo tema
principale implichi il conflitto tra Bene e Male. Cè sempre,
tuttavia, la questione di come tale conflitto si relazioni agli Hobbit Frodo e Sam e al
loro compagno Gollum. Nel suo libro Tolkiens
World, Randel Helms esamina dettagliatamente i ruoli del Bene e del Male nel
trio. Helms fa notare che non è troppo affermare che lAnello e Gollum siano
le figure centrali nella storia (
) del Signore degli Anelli (Helms, 33) e che
lo stesso Anello e il desiderio di Gollum per esso incarnino il puro male. LAnello,
afferma Helms, è un simbolo per la complessa verità che luomo del ventesimo
secolo (
) si è improvvisamente (
) trovato in possesso di un potere sulla
natura così immenso che il desiderio di farne uso corrompe la sua anima (Helms,
5960). Helms mette il punto sullesatta natura della malvagità
dellAnello: il potere e la brama di esso. In questo modo, il critico definisce un
lato del conflitto. Laltra
faccia, quella del Bene, grava sulle spalle di Samwise Gramgee. La situazione, tuttavia,
si fa più complessa quando Helms afferma che, oltre al contrasto esteriore esistente tra
Sam e Gollum, i due protagonisti devono anche affrontare le loro battaglie interiori.
Frodo, sebbene gentile e virtuoso per natura, deve resistere allinfluenza
corruttrice dellAnello, Sam deve sostenere lamico e non cedere alla
disperazione mentre il pazzo Gollum porta in sé sia il Bene che il Male, sia
Sméagol che Gollum (Helms, 97). La qualità più
affascinante di questi intrecciati conflitti e che, alla fine, sia il Male che il Bene
sono necessari alla distruzione dellAnello. Helms esalta
dettagliatamente questo paradosso: Una
combinazione tra la malvagità orchesca e laffetto di Sam per il suo padrone manda
avanti limportante coppia lungo la strada per Oroduin (
) Stanchi morti e con
una sempre più debole forza di volontà, gli Hobbit non avrebbero mai potuto scalare il
Monte Fato o raggiungere Sammath Naur, se non per la stessa strada di Sauron per le Camere
di Fuoco (
) E in ultimo, lAnello non sarebbe mai caduto nel fuoco se non per
leffetto contrario della brama, soddisfatta alla fine, di Gollum per il suo
Prezioso, Portatore dellAnello al Cratere del Fato (Helms,
106108) Helms esprime
questa ironia attraverso le parole di Gandalf spesso lodio ferisce se
stesso e quelle di Théoden sovente la volontà malvagia viene rovinata dal
male (Helms, 92). In altre parole, il Male causa la sua stessa rovina, come
evidenziato dallaccidentale distruzione dellUnico Anello da parte di Gollum.
Questa è una fortuna per i protagonisti perché nella Terra di Mezzo, come a Midgard
nella mitologia norvegese, la causa combattuta dalle forze del bene contro quelle
del male è senza speranza (Hamilton, 300) e il potere del bene si mostra non
nel conquistare trionfalmente il male, ma nel continuare ad opporsi ad esso nonostante la
sconfitta certa (Hamilton, 301). Frodo e Sam hanno scarsissime possibilità di
distruggere lUnico Anello entrando da soli a Mordor, ma nonostante la missione sia
disperata, devono tentare comunque. In ciò consiste
il paradosso: in questo caso, il Bene non può vincere sul Male, ma il Male vincente rende
sconveniente la storia. I protagonisti non possono neppure utilizzare metodi malvagi per
vincere, poiché diventerebbero malvagi loro stessi: in altre parole, chi usasse
lUnico Anello per sconfiggere lOscuro Signore finirebbe per diventare tale a
sua volta. Questo problema si risolve nettamente dal momento che il Male distrugge se
stesso. Helms conclude che il Male è sempre più forte del Bene, Sauron e le sue migliaia
di Orchi potrebbero sopraffare facilmente Frodo e Sam, ma il Male, essendo dannoso per
tutti, è autodistruttivo per sua stessa natura. Linterpretazione
che Helm dà della visione di Tolkien del Bene e del Male, rappresentati da Frodo, Sam e
Gollum, è piuttosto perspicace e significativa, ma il critico tralascia alcuni dei punti
più precisi sulla relazione tra i protagonisti e i coinvolgimenti interpretativi.
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